La scoperta degli elementi

85° elemento scoperto · Spettroscopia e radioattività 4 min

85° elemento scoperto

Lutezio Lu

Numero atomico 71 1907 · Parigi, Francia Georges Urbain, Carl Auer von Welsbach 4 minuti di lettura

Tre uomini in tre paesi trovarono lo stesso elemento nello stesso anno. Uno pubblicò per primo, uno propose un altro nome, il terzo rinunciò senza pubblicare: la disputa si chiuse due anni dopo, a maggioranza.

Il lutezio chiude la serie dei lantanidi ed è quello che meno le somiglia: ha il guscio f completo, ed è il più duro, il più denso e quello che fonde più in alto di tutta la famiglia. È anche uno dei più cari, non perché sia scarso in assoluto ma perché nei minerali che lo contengono sta in proporzioni minime.

Storia della scoperta

Nel 1907 restava un solo pezzo da assestare nella vicenda delle terre rare: l'itterbia che Marignac aveva separato nel 1878 dava ancora segni di non essere una sostanza sola. Tre chimici, in tre paesi diversi, ci stavano lavorando contemporaneamente e senza saperlo.

Georges Urbain, a Parigi, divise l'itterbia in due componenti e le chiamò neoitterbia e lutecia, dal nome latino della propria città; il barone Carl Auer von Welsbach, a Vienna, arrivò allo stesso risultato e propose i nomi aldebaranio e cassiopeio; l'americano Charles James, nel New Hampshire, aveva il materiale pronto per pubblicare quando venne a sapere del lavoro di Urbain, e rinunciò.

La disputa la chiuse nel 1909 la Commissione internazionale per i pesi atomici, che assegnò la priorità a Urbain e ne adottò il nome. In Germania e in Austria cassiopeium restò in uso per decenni, e ci volle il 1949 perché la IUPAC raccomandasse lutetium come nome unico, correggendo anche l'ortografia originale di Urbain, che era lutecium.

Il comportamento di Charles James è il dettaglio che si ricorda meno e che vale di più: aveva in mano il campione, il metodo e i risultati, e scelse di non rivendicare nulla. Il suo metodo di cristallizzazione frazionata, con cui aveva già ottenuto il tulio puro dopo quindicimila passaggi, restò lo standard per decenni ed è quello con cui si sono preparate le terre rare fino allo scambio ionico.

Con il lutezio la serie dei lantanidi era completa, e con essa si chiudeva la stagione cominciata nel 1794 con la pietra nera di Ytterby. Erano serviti centotredici anni, quattro generazioni di chimici e tre strumenti diversi — la cristallizzazione frazionata, lo spettroscopio, poi lo scambio ionico — per estrarre quindici elementi da quella che all'inizio sembrava una sola terra.

Caratteristiche

Il lutezio ha la durezza Brinell più alta, la densità maggiore e il punto di fusione più elevato dell'intera serie dei lantanidi: è l'effetto della contrazione lantanidica, che scendendo lungo la serie stringe gli atomi e li lega più saldamente. Con il guscio f pieno, poi, la sua chimica è semplice e somiglia a quella dell'ittrio più che a quella dei vicini.

Nei composti sta esclusivamente nello stato +3, con ioni incolori e diamagnetici: non avendo elettroni f spaiati non ha né colore né magnetismo, il che lo rende l'eccezione ottica e magnetica della famiglia. È stabile all'aria in condizioni normali e si dissolve negli acidi diluiti.

Nella monazite il lutezio sta in proporzioni dell'ordine di un decimillesimo di punto percentuale, ed è questo, più dell'abbondanza nella crosta, a determinarne il prezzo: intorno ai diecimila dollari al chilogrammo, fra i più alti delle terre rare. Si ottiene alla fine di una catena di separazioni che deve prima togliere tutti gli altri quattordici lantanidi.

Il 2,6 per cento del lutezio naturale è lutezio-176, radioattivo con un'emivita di decine di miliardi di anni. Decade in afnio-176, e questa coppia è alla base della datazione lutezio-afnio, con cui si stabilisce l'età dei minerali e dei meteoriti più antichi: la stessa logica del rubidio-stronzio, applicata a due elementi che restano insieme anche quando la roccia si trasforma.

Usi e presenza in natura

L'impiego che oggi ne consuma di più è la medicina nucleare: l'ossiortosilicato di lutezio drogato al cerio è il cristallo scintillatore preferito per i rivelatori della tomografia a emissione di positroni, perché è denso — e quindi ferma i fotoni gamma in poco spazio — veloce a smaltire il segnale e abbastanza luminoso da permettere di localizzare l'emissione con precisione. Ogni macchina PET ne contiene decine di chilogrammi, disposti ad anello attorno al paziente.

Il resto si divide fra la catalisi — il lutezio stabile serve nei catalizzatori del cracking del petrolio — e la terapia radioisotopica: il lutezio-177, legato a molecole che si attaccano a specifici recettori tumorali, irradia il tumore dall'interno con particelle beta a corto raggio, ed è alla base di terapie approvate per alcuni tumori neuroendocrini e prostatici.

Curiosità

Il nome cassiopeium, proposto da von Welsbach e sconfitto nel 1909, è rimasto in uso nella letteratura chimica tedesca fino agli anni Cinquanta: per mezzo secolo lo stesso elemento ha avuto due nomi a seconda della lingua in cui se ne scriveva, come era accaduto al niobio con il columbium.

Lutetia era il nome romano dell'insediamento sulla Senna da cui è nata Parigi, e Urbain lo scelse per la propria città. Nella tavola periodica il lutezio fa così compagnia al gallio, al germanio, allo scandio e all'europio: una geografia in cui ogni chimico ha piantato la bandiera di casa propria.

Dati fisico-chimici svela
Numero atomico
71
Massa atomica
174,96681 u
Categoria
Lantanide
Gruppo
3
Periodo
6
Blocco
d
Configurazione elettronica
[Xe] 4f¹⁴ 5d¹ 6s²
Punto di fusione
1651,9 °C
Punto di ebollizione
3401,9 °C
Densità
9,841 g/cm³
Stati di ossidazione
+3
Posizione nella tavola periodica svela

Sopra e sotto: stesso gruppo. A sinistra e a destra: stesso periodo.

Struttura atomica svela
Schema dei gusci elettronici del lutezio
Gusci elettronici: 2, 8, 18, 32, 9, 2
Composti principali svela
  • Ossiortosilicato di lutezio drogato al cerio Lu2SiO5:Ce

    rivelatori per tomografia a emissione di positroni

  • Ossido di lutezio Lu2O3

    catalizzatori · ceramiche ottiche

  • Lutezio-177 legato a peptidi 177Lu-DOTATATE

    terapia radiometabolica dei tumori neuroendocrini

Fonti